Scienza e Tecnologia 

Epilessia, da Genova una nuova strada per prevedere la risposta ai farmaci: 1,5 milioni alla ricerca di Monica Frega

Il progetto Neuron2Brain della bioingegnera dell’Università di Genova seguirà per cinque anni il percorso dal singolo neurone al cervello. L’obiettivo è sviluppare modelli personalizzati capaci di orientare la scelta delle terapie

Un neurone riprodotto in laboratorio, la rete nella quale comunica e infine il cervello del paziente. È lungo questi tre livelli che si svilupperà Neuron2Brain, il progetto guidato dalla docente di Bioingegneria Monica Frega, finanziato dal Consiglio europeo della ricerca con 1,5 milioni di euro.

La ricerca, che avrà una durata di cinque anni, punta ad affrontare uno dei problemi più complessi nella cura dell’epilessia: prevedere quale trattamento possa funzionare meglio per ogni singola persona. I meccanismi cellulari e molecolari della malattia non sono ancora del tutto conosciuti e le differenze tra i pazienti possono rendere lunga e difficile l’individuazione della terapia. In molti casi è necessario procedere attraverso tentativi successivi, verificando nel tempo efficacia ed eventuali effetti indesiderati dei diversi farmaci.

Neuron2Brain proverà a ridurre questa distanza tra ricerca di laboratorio e pratica clinica combinando modelli biologici e simulazioni digitali. Partendo da cellule staminali pluripotenti indotte, i ricercatori potranno ottenere reti di neuroni con le caratteristiche genetiche del paziente. Queste strutture, definite “gemelli biologici”, permetteranno di osservare il comportamento delle cellule e la loro reazione ai trattamenti.

A ciascun modello biologico sarà affiancato un “gemello digitale”, cioè una rappresentazione computazionale personalizzata in grado di simularne il funzionamento. L’analisi procederà dal singolo neurone alla rete neuronale fino al cervello, cercando di comprendere come le alterazioni rilevate a livello cellulare si traducano nei fenomeni osservati nel paziente.

L’obiettivo finale è individuare biomarcatori che consentano di anticipare la risposta individuale ai farmaci. Se l’approccio darà i risultati sperati, le informazioni raccolte in laboratorio potrebbero diventare uno strumento utile per orientare le decisioni terapeutiche e ridurre i tempi necessari a trovare il trattamento più efficace.

Il progetto sarà sviluppato all’Università di Genova in collaborazione con l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Giannina Gaslini. Il lavoro riunirà competenze di bioingegneria, neuroscienze, elettrofisiologia, studio delle cellule staminali e modellazione computazionale.

Il finanziamento ottenuto da Frega rientra nel programma Starting Grant del Consiglio europeo della ricerca, rivolto a studiose e studiosi nelle prime fasi della propria attività scientifica indipendente. Nell’edizione 2026 sono stati scelti 421 progetti tra 4.807 candidature: meno di nove proposte su cento hanno quindi superato la selezione. Le risorse complessivamente assegnate ammontano a 705 milioni di euro.

Neuron2Brain è inoltre uno dei due soli progetti del settore delle scienze della vita finanziati nel 2026 che saranno realizzati in Italia. Un risultato che riporta a Genova un percorso professionale cominciato proprio nell’ateneo cittadino.

Dopo la formazione in Bioingegneria all’Università di Genova, la docente ha trascorso dieci anni nei Paesi Bassi, lavorando insieme a medici, biologi e bioingegneri. In quel periodo ha sviluppato competenze nello studio dell’attività elettrica dei neuroni, nei modelli derivati da cellule staminali e nelle simulazioni al computer. Due anni fa è tornata a Genova come professoressa associata.

«Vincere questo finanziamento a Genova ha per me un significato particolare – spiega Monica Frega –. Ho trascorso dieci anni nei Paesi Bassi, ma ho sempre desiderato tornare e portare qui ciò che avevo imparato e costruito all’estero. Poter sviluppare Neuron2Brain proprio nell’Università in cui mi sono formata è qualcosa di cui sono profondamente orgogliosa».

La docente sottolinea anche la dimensione collettiva del risultato, maturato attraverso il confronto con studenti, dottorandi, colleghi e mentori incontrati nel corso della sua carriera. Alla ricerca si è affiancata la vita familiare: Frega è madre di tre bambine e considera il finanziamento anche un messaggio rivolto alle nuove generazioni.

«Non è necessario scegliere tra una ricerca ambiziosa e una vita personale piena – afferma –. È possibile costruire una ricerca ambiziosa, una famiglia e rapporti autentici con studenti e collaboratori. Per me sono sempre stati parte dello stesso percorso».


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